IL KATIMAVIK INCONTRA "PROGETTO GEMMA"

Noi del gruppo Katimavik abbiamo deciso di aderire al "Progetto Gemma" con un'adozione a distanza e per conoscerlo più da vicino ci siamo recati alla sua sede.

Siamo sette ragazzi, rappresentanti e portavoce di tutto il gruppo. Ci accoglie  uno dei promotori e dei responsabili del Progetto, e il primo approccio avviene senza eccessive formalità: una stretta di mano, la presentazione di ognuno con il proprio nome e...Ecco fatto! Ci troviamo tutti seduti attorno ad un tavolo come vecchi amici, ad ascoltare cosa ha da raccontarci questo uomo che ha certo la qualità di risultare subito simpatico. Ma soprattutto è loquace, non c'è dubbio!

Infatti, se pensavamo di essere noi a fare domande, siamo stati subito smentiti: non siamo ancora tutti seduti e sistemati, che lui ha già preso a narrarci con entusiasmo di  mamme che hanno portato a termine la loro gravidanza grazie all'aiuto di "Progetto Gemma". Gravidanze che tutto lasciava prevedere dovessero concludersi tragicamente, "in un modo bruttissimo!", per usare una sua espressione.

La parola "aborto" non viene mai pronunciata lungo tutto il nostro colloquio durato più di due ore, quasi fosse una bestemmia. Fatto curioso, ma forse neanche troppo, trattandosi di una persona che ha in animo di difendere fino in fondo e senza compromessi quel preziosissimo dono che è la vita! Ed è questo anche lo scopo di "Progetto Gemma", nato l'8 maggio 1994 da un gruppo di persone che da tempo difendeva la vita. Il suo slogan è: "Adotta una mamma.Aiuti il suo bambino" ed il suo motto: "No all'aborto".

Nel volantino e nel manifesto che lo pubblicizza, compare l'immagine di una mamma in attesa, non propriamente bella o una di quelle, in fondo, un pò irreali, che siamo abituati a vedere nella pubblicità, ma una mamma "comune". Il significato di questa scelta è presto detto: "Progetto Gemma" è rivolto a qualunque mamma, senza distinzioni: nessuna deve sentirsi esclusa, magari perché non bella. Alle mamme, grazie ad adozioni a distanza con un contributo minimo mensile di 300.000 lire per un periodo di almeno 18 mesi, il Progetto offre il sostegno economico e morale che consente loro di portare a termine il periodo di gestazione con serenità e di affrontare le esigenze del bambino per tutto il suo primo anno di vita.

Le richieste di aiuto vengono inoltrate dagli oltre 230 Centri di Aiuto alla Vita sparsi in tutta Italia alla sede di "Progetto Gemma". Qui vengono inserite nella banca-dati ed associata ciascuna ad uno o più adottanti. Sono più di 4000 le adozioni definite fino ad oggi e quindi i bambini salvati dal Progetto.

A questo punto si può comprendere la scelta del nome "Gemma": oltre ad essere semplice, di appena due sillabe che restano facilmente in mente, rimanda sia al germoglio di una pianta che nasce, sia ad un gioiello prezioso, come è ogni vita che incomincia. 

Una ragazza madre di Gorizia viene abbandonata dalla sua famiglia e dal suo compagno, trova accoglienza presso il CAV della sua città, dove viene a conoscenza del "Progetto Gemma" e viene "adottata" da un gruppo di persone di Verona. Il bambino nasce, la ragazza è riaccolta in famiglia ed il padre del bambino in seguito la sposa. Ad operare il miracolo è stato proprio quel bimbo che prima nessuno sembrava volere, ma che ora è agli occhi di tutti una creaturina in carne ed ossa che chiede tenerezza ed amore. Si può proprio dire che questa è stata una storia a lieto fine. E' anche stato uno di quei casi in cui madre ed adottanti hanno poi deciso liberamente di incontrarsi e conoscersi di persona, mentre normalmente c'è la massima riservatezza sulle generalità di tutte le persone interessate dal Progetto.

Ci sono poi  altri casi: uno di Lecco (gli adottanti sono 44 alpini) e uno di Mestre, due casi di mamme adottate che, quando i rispettivi mariti prima disoccupati hanno trovato lavoro, hanno deciso che l'aiuto economico venisse trasferito ad altre mamme più bisognose. Non si fa però mistero anche delle tante situazioni pesantemente degradate: mamme "non proprio sante" e papà "mascalzoni", ma questo non fa dimenticare lo scopo preciso: salvare un bambino a rischio reale di uccisione, far sì che la mamma possa scegliere comunque la vita.

A volte si tratta di vere e proprie "operazioni di salvataggio": mamme raggiunte già in pre-anestesia, in attesa di quel gesto senza ritorno. Queste madri a rischio di aborto bisogna andarle a cercare come "segugi": non si può aspettare che siano loro a venire in cerca di aiuto. Molte neppure sanno dell'esistenza del "Progetto Gemma"!

 

Indietro

Torna alla pagina iniziale