di Ravenna

FECONDAZIONE ARTIFICIALE

 

Sommario:

"Cosa si intende per fecondazione medicalmente assistita?

  "Fecondazione: 10 motivi per un no";

  "Una riflessione deontologica"

   "Conclusione"

  "La parola ai giovani"

 

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Cosa si intende per fecondazione medicalmente assistita?

Lo scopo di questa pagina è di fare chiarezza sulle diverse tecniche di fecondazione artificiale. Proporremo una breve classificazione che ci aiuti a districarci in quella che può essere definita una autentica babele di tecniche e di nomi, affinchè si possano comprendere, poi, le problematiche etiche che la fecondazione artificiale comporta.

La prima distinzione da fare è tra le tecniche di fecondazione artificiale intracorporea, con le quali la fecondazione avviene nelle vie genitali della donna e la tecnica di fecondazione artificiale extracorporea, con le quali la fecondazione avviene in provetta.

Tra le tecniche di fecondazione artificiale intracorporea vi sono:

- inseminazione artificiale

- GIFT (Gamete Intrafalloppian transfer: trasferimento intrauterino di gameti)

Sono tecniche di fecondazione artificiale extracorporea:

- FIVET (fecondazione in vitro con "Embryo Transfer")

- micromanipolazione dei gameti

Le tecniche di fecondazione artificiale possono essere, poi, realizzate nella forma omologa, con gameti (seme e ovuli) della coppia richiedente, o nella forma eterologa con donazione di seme e ovuli o entrambi da parte di donatori esterni alla coppia.

Pur nella diversità di esecuzione, le varie tecniche di fecondazione artificiale presentano alcune tappe comuni: il prelievo del seme e la stimolazione, con o senza prelievo, della produzione di cellule uovo.

Descrizione delle tecniche

Inseminazione artificiale: è stata la prima tecnica di fecondazione artificiale ad essere utilizzata e comporta il trasferimento del seme maschile nelle vie genitali della donna. Le forme di inseminazione artificiale più usata sono: l'inseminazione cervicale (ICI); l'inseminazione intrauterina (IUI); l'inseminazione intraperitoneale (DIPI).

La percentuale di successo dell'inseminazione artificiale, valutata in bambini nati, è compresa tra il 16-20% a seconda della tecnica utilizzata e della patologia presente.

Gift: comporta il prelievo di spermatozoi e di ovuli e il loro trasferimento contemporaneo ma separato nella tuba ove avviene la fecondazione. Di solito la GIFT viene usata in seconda istanza nelle stesse situazioni in cui viene indicata l'inseminazione artificiale e richiede l'integrità di almeno una tuba.

La percentuale di successo è del 20-30%.

I valori percentuali di successo tengono conto della mortalità embrio-fetale dovuta agli aborti "spontanei" conseguenti alla tecnica e agli aborti procurati per accertate malformazioni fetali o, in presenza di gravidanze plurigemellari, per ridurre il numero di bimbi presenti in utero.

FIVET: o fecondazione in vitro, prevede il  prelievo del seme e degli ovuli e il loro trasferimento in una provetta, ove avviene la fecondazione: gli embrione ottenuti vengono messi in incubatrice e trasferiti nell'utero della donna dopo circa 48/72 ore, quando sono allo stadio di 8/16 cellule.

La percentuale di successo in termini di bambini nati è del 5% se valutata in rapporto al numero totale di embrioni fecondati, che vengono perduti nel 95% dei casi, ovvero 95 embrioni su 100 non vanno incontro a nascita. Essi vengono uccisi perchè giudicati non trasferibili, o crioconservati per gravidanze eventuali e successive nella stessa donna e poi eliminati per decorrenza dei termini di congelamento o utilizzati nella sperimentazione di farmaci, abortivi, vaccini, ecc... La FIVET si associa, inoltre, ad un'elevata percentuale di aborti, per cui le gravidanze che giungono realmente a termine non superano il 10-15% dei trasferimenti.

La fecondazione in vitro ha dato poi adito ad aberranti forme di sperimentazione sugli animali: duplicazione dello stesso embrione;pratiche di inseminazione interspecie come l'inseminazione di cellule uovo appartenenti a specie diverse con spermatozoi umani o il trasferimento nell'utero di animali di embrioni umani. Ed ancora esperimenti di clonazione o di sviluppo di embrioni in vitro anche fino al loro 40° giorno, per poi smembrarli e depositare i tessuti ottenuti, finalizzati a trapianti su soggetti già nati, in apposite "banche".

Micromanipolazione dei gameti: è una variante della fecondazione in vitro, comprende la ICSI che consiste nell'inserimento di uno spermatozoo all'interno del citoplasma dell'ovulo.

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Da: "Il Giornale", Giovedì 1 Ottobre 1998 di Mario Palmaro

Procreazione assistita

FECONDAZIONE: 10 MOTIVI PER UN NO

Cari laici, abbiate il coraggio di guardare nel microscopio. Abbiate il coraggio di comportarvi da veri paladini di Galileo Galilei, e servitevi dei mezzi della moderna scienza biologica per gettare uno sguardo sull'embrione umano.

Nel dibattito che in questi giorni tiene banco in materia di fecondazione artificiale, c'è un unico grande assente. Un assente silenzioso e invisibile che pure esiste, basta un'ecografia, o qualche più sofisticato sistema inventato dalla mente di uomini geniali. Per una volta, gettate lo sguardo sul concepito. L'amore nasce da questo atto contemplativo, l'accorgersi dell'altro che ci sta di fronte: la donna che sposeremo, un barbone della stazione, un menino de rua, un bambino non ancora nato. E' un atto laicissimo, questo del guardare: per compierlo non servono encicliche o catechismi. Può essere d'aiuto pensare che nessuno di noi può negare di essere stato, un giorno lontano, come quel giovanissimo essere umano che è il concepito.

E allora, anche in materia di fecondazione artificiale, ripartiamo dall'embrione. E ristabiliamo con molta semplicità dieci verità sulla Fivet. Se ne sente l'urgenza perchè negli interventi di questi giorni non sempre queste verità sono state dette, o sono state riferite in modo completo.

Primo: la Fivet provoca sempre la morte di un numero rilevante di embrioni umani. Per ottenere un bambino si rende necessario "sacrificare" molti suoi fratellini. Secondo: ciò accade sia nella Fivet omologa (all'interno della coppia) sia nella eterologa (con donatori di gameti esterno), per cui, dal punto di vista del bambino, non fa molta differenza morire "all'interno della famiglia" o al di fuori. Terzo: la Fivet determina la "produzione" di embrioni in soprannumero che vengono congelati, usati per esperimenti o distrutti. Quarto: se anche tutti gli embrioni prodotti in provetta vengono inseriti nel corpo della donna, sappiamo già con certezza che, su 100, solo 3-5 di loro nasceranno, perchè l'artificiosità del processo non garantisce la normale ospitalità al nascituro. Quinto: queste tecniche sono pesantissime per il corpo della donna, sottoposta a iperstimolazione ovarica. Sesto: in nessuna norma del nostro ordinamento esiste un "diritto al figlio". Il lodevole desiderio di averne non giustifica l'uso di ogni mezzo. Settimo: esiste semmai un diritto di ogni bimbo a una famiglia normale, per cui è fuori da ogni logica l'accesso alla Fivet di coppie di fatto, omosessuali, single. Ottavo: uno Stato laico ha il dovere di difendere tutti i suoi cittadini, mentre la Fivet provoca la morte di migliaia di italiani. Qui, il protezionismo agitato come un fantasma da Teodori non c'entra proprio nulla: una democrazia autentica difende i più deboli dall'arbitrio dei più forti, affinchè la legge della forza sia rimpiazzata dalla forza della legge. Nono: la Fivet è un business miliardario e c'è una lobby di baroni che la vuole legalizzata per arricchirsi sempre di più. C'è poi un'ultima verità, ma i laici possono fare a meno di leggerla, visto che riguarda i credenti e visto che le altre nove dovrebbero fornire a sufficienza materiale di riflessione. Ecco la decima verità: i cattolici ricordino che per la Chiesa, cui hanno scelto di appartenere, ogni atto che separa la procreazione dall'unione coniugale è gravemente illecito. Dunque non esiste una Fivet "cattolica o che "piace al Papa".

La conclusione è che la legge di un vero Stato laico sulla Fivet potrebbe avere un unico articolo: "E' vietata ogni tecnica di riproduzione umana extracorporea". Ma una legge così semplice a Roma non s'è mai vista nè, temo, si vedrà mai.

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Da La riproduzione medicalmente assistita, di Angelo Serra S.I.

UNA RIFLESSIONE DEONTOLOGICA

La bassa efficienza di tutte le tecnologie finora introdotte nel campo della medicina per una "riproduzione assistita" non lascia sorpresi. Sulla base delle conoscenze della biologia dei gameti e del processo della fecondazione era da attendersi che la manipolazione di cellule tanto delicate, le quali già naturalmente possono subire errori nei fini meccanismi della loro formazione, avrebbe condotto a effetti spiacevoli. Le prove di ciò vennero ben presto anche per l'uomo, quando, trascurando ogni precedente doverosa e seria sperimentazione su animali,  furono fatti oggetto di continua ricerca gli embrioni umani concepiti in vitro.

Si potè infatti stabilire: che circa il 37% degli zigoti e il 21% degli embrioni pre-impianto hanno gravi anomalie cromosomiche e che già il 40-50% degli ovociti ottenuti con processi di super ovulazione hanno cariotipo alterato; e che l'alterazione di singoli geni interessati nel controllo dello sviluppo e vari fattori connessi con gli stessi trattamenti tecnici (tra cui, in particolare, leggere modificazioni di temperatura, difetti dei terreni di coltura e necessarie micromanipolazioni) possono essere ulteriori cause di di gravi anomalie che terminano in aborto spontaneo o in serie malformazioni.

Questi dati, che danno una ragione dei fallimenti,  spiegano anche perchè l'intervento deve essere ripetuto da 5 a 6 volte affinchè una donna possa avere, attraverso la Fivet, la probabilità del 50% di ottenere il figlio desiderato, e da 13 a 15 per raggiungere la probabilità del 95-99%; e perchè l'esigenza di ricorrere più volte a queste tecniche, altamente stressanti, può scatenare un tendenziale rigetto da parte della donna stessa e della coppia, accompagnate spesso da notevoli crisi depressive. Sembrerebbe ovvio che queste innegabili constatazioni dovrebbero far riflettere sia la donna ( o la coppia) che chiede di utilizzare queste tecnologie riproduttive, spesso sopraffatta dall'ansia di avere un figlio che non viene o dall'angoscia di non poterlo avere; e sia (a maggior ragione) che ve la induce e offre tali tecnologie, certo non a buon mercato.

Ma di tutto ciò si tace o si fa finta di non sapere. Non se ne parla sui mass media: lì si fanno vedere soltanto le donne apparentemente felici che (spesso distrutte fisiologicamente, economicamente e moralmente) sono riuscite a portarsi a casa un figlio; mai si fanno vedere o parlare quelle distrutte, anche psicologicamente, per l'insuccesso di ripetuti, inutili tentativi. Non se ne parla neppure, se non molto velatamente e di passaggio, negli studi di chi offre l'assistenza, i quali dovrebbero essere almeno sedi di onesto contratto, ma dove spesso (valendo solo la legge del mercato) tutto tende a degenerare in disonesto sfruttamento.

Accusa aperta, fatta senza attenuanti nell'analisi dell'Institute for Science, Law, and Technology (ISLAT) di Chicago, dove tra altri abusi riferiti si legge: "Nuove tecniche sono usate sulle donne prima di averne fatto adeguata ricerca sugli animali". Di fatto, l'assistenza alla riproduzione umana è sfuggita al controllo di una scienza e di una tecnologia responsabili. Non sorprende, perciò, il forte richiamo che lo stesso gruppo di lavoro rivolgeva a scienziati e tecnologi, dopo aver fatto alcune esplicite proposte per rendere più scientifica e deontologicamente corretta l'applicazione di queste tecnologie. Sottolineando il punto essenziale che dovrebbe generare responsabilità, affermava: "Le tecnologie della riproduzione assistita implicano la creazione di figli e la costruzione di famiglie, un valore sociale fondamentale".

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CONCLUSIONE

Scienza e tecnologia nei trascorsi 20 anni hanno fatto ogni tentativo, anche attraverso vie nuove e impegnative, per cercare di risolvere uno dei grandi problemi della medicina, la sterilità di coppia. Problema che non può non generare sofferenza in coloro che, legati da un amore sincero e profondo, sentono il dovere di diffonderlo nel dono della vita. Problema che ha rappresentato e rappresenta, ancora oggi, una vera sfida per la medicina. I risultati non hanno certo corrisposto alle speranze: è un fatto che non può non essere riconosciuto da chi onestamente verifica e analizza i dati.

Anzi, le piccole conquiste fatte appaiono oscurate da dense ombre, causate dal rifiuto di ogni considerazione etica, fino a far dubitare che essere rappresentino un reale progresso sociale. Una domanda si pone chiara alla società: si sta percorrendo la strada giusta? La domanda esige risposta a due livelli: scientifico e umano.

A livello scientifico e tecnologico non ci si deve arrestare. Ogni vera grande conquista, lo dimostra la storia della scienza, richiede tempo, costanza, collaborazione. Ricordando, però, che anche nel cammino scientifico-tecnologico non si può prescindere da una norma etica, la quale implica responsabilità e può esigere limiti, onde evitare di mettersi su piste pericolose o sbagliate, che finiscono per essere contro l'uomo anche se apparentemente promettenti. La vera scienza non può essere tale se non tiene conto della verità totale che ogni uomo può scoprire dentro se stesso.

A livello umano, rispettando chi forse non riesce a comprendere appieno la grandezza e il valore della persona umana,  di un "Tu" e un "Io" che nell'amore donano la vita a un "Lui", che diventa un loro "Tu" diventa una risposta lineare: 1) la strada della richiesta o dell'offerta del "figlio" attraverso qualsiasi metodo che implichi la fecondazione extra-corporea non è moralmente corretta in qualunque delle sue possibili espressioni (già attuate o attuabili) e, quindi, non è lecitamente percorribile; 2) è, invece, moralmente percorribile,  (con le doverose cautele del minimo rischio proporzionato di perdita di nuove vite umane) la via della richiesta o offerta del "figlio" attraverso metodi che ammettano una fecondazione intra-corporea omologa. In questa prospettiva "umana", ovviamente, non sarà possibile per ora dare una soluzione a tutti i casi di sterilità o eliminare tutti i rischi genetici, ma si potranno aprire nuove vie di ricerca per una vera prevenzione di gran parte di di tante condizioni dalle quali dipendono la sterilità e i rischi genetici, e per perfezionare i metodi di fecondazione intra-corporea che non separino il dono dell'amore di chi dona e non ledano la dignità e i diritti del neoconcepito.

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La parola ai giovani....

Il 10 e 11 giugno si è svolto a Sogliano sul Rubicone un Work Shop organizzato dal Gruppo Giovani del “Movimento per la vita”.

Il lavoro sviluppato si è basato sulla lettura critica degli articoli apparsi sui giornali e appositamente selezionati e raccolti, nella settimana dal 3 al 9 giugno, articoli che riguardano tutto ciò che è relativo alla vita umana.

L’argomento predominante è subito apparso quello relativo alla legge che dovrebbe regolamentare la fecondazione artificiale, recentemente approvata al Senato, in cui vengono in un certo senso ribaltate le linee fondamentali precedentemente espresse dalla Camera.

Le principali novità sono: il via libera alla fecondazione non solo omologa (con materiale genetico appartenente alla coppia) ma anche eterologa (con materiale genetico esterno alla coppia); viene abolito il limite di età relativo alla possibilità per la donna di ricorrere alla fecondazione artificiale; è soppresso il cosiddetto “consenso informato” che prevede per ogni passaggio dell’iter affrontato dalla coppia una adeguata informazione; all’embrione non vengono riconosciuti diritti.

Dal commento degli articoli di vari quotidiani: Corriere della Sera, Repubblica,  Il Manifesto, Liberazione, Il Giornale, Il Resto del Carlino, L’Osservatore Romano, Avvenire, sono troppo spesso emersi toni trionfalistici rispetto alle recenti novità introdotte in Parlamento. Queste sono state spacciate come una conquista della donna, che vede finalmente aperta la strada per un propria piena realizzazione personale. I sostenitori politici di queste innovazioni sembrano non riuscire a fare altro che a paventare la terribile ipotesi che le coppie dovrebbero essere costrette a rivolgersi a cliniche estere e che l’Italia non sarebbe allineata alla ormai trita e ritrita Europa se questa legge non fosse approvata così com’è.

Si usano toni e locuzioni verbali che francamente susciterebbero ilarità se non fosse che dietro queste espressioni demagogiche si nascondono  diritti calpestati. Mi riferisco non solo ai diritti delle donne, oramai ridotte a meri contenitori, fattrici di bambini, uteri viventi, ma anche di tutti quelli che noi vogliamo chiamare “bambini” (e non con gli asettici termini di “prodotti del concepimento” oppure “preembrioni”), “fabbricati” per soddisfare gli egoismi e gli individualismi degli adulti.

Ribadisco questa parola: BAMBINI, perché è importante ricordare che, comunque, sono una cosa diversa rispetto alla carne in scatola del supermercato!

   

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